Il corpo e l’anima

Per maggiori informazioni:

museoteatro della commenda di Prè
Piazza della commenda – 16126 Genova
Tel. 010 2514760 / 010 2512435 / 010 5573681 (biglietteria) fax 010 2543908

Nelle composizioni di Fabiola Quezada la memoria artistica della sua terra assume un ruolo importante. Intanto emerge un’attenzione particolare per la figura umana che era una peculiarità dei muralisti messicani; di conseguenza si ritrova in lei il recupero di certe fisionomie che sono prerogativa di un mondo fissato in un’area fisica e mentale senza tempo. La mostra intitolata “Il corpo e l’anima”, che sarà ospitata alla Commenda di Prè nel mese di agosto, è la testimonianza di come questa artista trapiantata da molti anni in Europa viva compiutamente il senso di quel ricordo da coniugare alle nuove realtà con cui è venuta a contatto dopo aver lasciato la terra natale. E proprio per mantenere questo rapporto non solo affettivo ma anche visivo e mentale Fabiola ritorna frequentemente là dove ha lasciato le radici culturali

L’approccio muralista è riscontrabile nell’immagine dei corpi che invade la scena con una potenza espressiva accentuata dalla sottolineatura di particolari anatomici che nella descrizione d’insieme tendono a trascurare il volto poiché quest’ultimo assume un forte valore espressivo quando si trasforma in ritratto o quando sembra emergere dalla figura per imporre un significato di accusa o di disperazione. Nei dipinti la carne significa strazio e dolore: le parti anatomiche portate alla ribalta si fanno macchia narrativa, si impastano con altre macchie per cogliere talora un moto di astrazione che pare annullare ogni impulso descrittivo. La metamorfosi dei corpi coinvolge dunque i sentimenti diventandone una palpabile allegoria.

Anche la natura sembra intervenire e rispondere a tali sollecitazioni emotive diventando lo specchio emblematico di una simile situazione narrativa: i fiori raffigurati da Fabiola Quezada assorbono le emozioni degli umani. D’altronde non aveva forse affermato Cézanne che le mele ricorrenti nelle sue “nature morte” si atteggiavano come le modelle che posavano per lui? Pertanto i carnosi petali di una rosa o l’abbacinante corona di un girasole della nostra autrice suggeriscono, attraverso un particolare ingrandito, l’at- mosfera del momento in cui sono stati concepiti condividendo l’emozione narrativa di chi li ha scelti come emblema di un evento esistenziale. Così la ricerca dell’anima si trasferisce dagli individui alla natura declinata da un’intuizione, favorita da un respiro di appartenenza a un destino comune.

In questo contesto Fabiola Quezada riesce a governare igesti e i sentimenti con suadente armonia comportandosi ora con chirurgica attenzione nel sezionare, separare e riannodare le storie dei corpi o nel gestire i movimenti dei petali; ora consegnando alla nostra suggestione il risultato di una siffatta
operazione di scarnificazione e di dolore. E la Commenda di Prè, luogo emblematico di antiche partenze e di antiche sofferenze, accoglie il corpo e l’anima dei suoi interpreti per accendere una riflessione che ci compete.

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